COMMENTO: I bei tempi, quando lo chiamavamo Renzie

Disclaimer: sono un ex grillino e non ho bisogno che qualcuno mi spieghi che cosa c'è che non va nel Movimento5S, ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...

È notizia di oggi (si registri che stiamo vivendo nel giorno del signore 31 gennaio 2021, è domenica e sono le 11:00 di mattina) che il premier dimssionario della Repubblica Italiana, un tale avvocato Giuseppe Conte che fino a due anni fa tutti confondevano col ben più celebre ed eclettico Antonio (all’epoca allenatore del Celsea), sia attualmente il leader politico che gode del più alto consenso popolare nella storia d’Italia, (un sonante 58%) seguito a ruota dal suo ministro della sanità e che vede solo in terza posizione la leader dell’opposizione (tale Meloni), ma staccata quasi del doppio (33% di gradimento).

I motivi delle sue dimissioni sono ben noti: al di là dei tatticismi politici, il governo da lui guidato non ha più una maggioranza stabile al Senato (cioè non ha più la certezza di riuscire a far passare i suoi provvedimenti senza dover elemosinare voti ai gruppi di minoranza e di opposizione), a causa della fuoriuscita di un gruppo parlamentare formato post-voto dal leader politico più inutile (10% di gradimento, stando ai sondaggi, dietro a Vito Crimi) e più venefico che questo paese abbia mai visto. Tale Renzi, che già quando si fingeva leader del centro-sinistra e comprava i voti degli italiani a 80/cad, con tanto di sconto quantità, non prometteva nulla di buono (ove non fossero bastate le visite ad Arcore e le ospitate nelle reti Mediaset).

Questi sono i fatti, lo status quo. La domanda è: perché?

Lasciamo perdere le questioni di legittimità.
La legge elettorale proporzionale (cioè dove ogni partito è rappresentato nelle due camere con la stessa percentuale dei voti che ha preso, senza premi di alcun genere) prevede che le alleanze si facciano dopo le elezioni e non prima, quindi le maggioranze si possono disfare e rifare anche cinquanta volte e nessuno dei governi così nati è più o meno legittimato a governare rispetto ai precedenti. Era vero per per l’alleanza M5S-Lega, lo era per quella M5S-DP e lo sarà per qualunque cosa nascerà nei prossimi giorni o mesi. Ci siamo dati da soli queste regole e se non ci piacevano, potevamo pensarci prima.

E sorvoliamo su ciò che è ovvio.
Banalmente, stanno per arrivare 209 miliardi di euro dall’Europa e all’idea che questi soldi possano essere gestiti in maniera seria e trasparente e almeno in buona parte nell’interesse della collettività (quindi nei settori scolastico, sanitario, giudiziario e relative edilizie, nella riqualificazione energetica e la messa insicurezza delle infrastrutture, magari nell’abbattimento del debito pubblico e, più in generale, per creare lavoro e opportunità al più elevato numero di persone, professionisti e aziende possibile) c’è gente che non dorme la notte.
D’altronde, si tratta della torta più ricca e gustosa mai arrivata su questa tavola, sarà mai che i soliti stronzi non possano mangiarsela tutta come al solito, lasciandoci giusto giusto qualche briciola e qualche rutto? Ovvio che no!

Le considerazioni che personalmente ho fatto sono due.

Primo.
Il problema non è Conte (parliamo di Giuseppe). Non è una questione di antipatia personale, non è megalomania e non è puro e semplice sciacallaggio un tanto al chilo. Il problema è ciò che Conte rappresenta, quello che lui ha ottenuto in questi dolorosi anni passati a fare il premier di due diverse maggioranze, e cioè una buona ed equilibrata amministrazione.
A un parlamento che fino al 2018 non era stato altro che un ristorante, per banchieri e grandi industriali, e a dei governi che non erano stati altro che servizievoli camerieri, improvvisamente si è sostituito un governo composto (in parte) di gente seria, che pretende di fare seriamente il suo lavoro (bene o male che lo faccia), e due camere che, in barba a decennali tradizioni, approvano leggi condivise con la gente e frutto di costante mediazione con tutte le parti sociali (anche qui, nel bene e nel male). Cioè, banalmente, quello che qualunque governo di un paese civile dovrebbe fare.
Quello che viene contestato, e che è sotto attacco, è un modo di fare politica, quello che dovrebbe essere tipico di tutte le persone normali e mediamente oneste, ma che è così distante dal comune pensiero di chi era abituato a fare le ordinazioni per telefono e vedersi recapitare le pietanze direttamente sull’uscio di casa, da risultare indigesto, fastidioso e terrificante.
Sì. Tutto questo sta succedendo perché chi detiene potere e ricchezza nel nostro paese è terrorizzato da Conte, al punto che probabilmente la notte non dorme.

Secondo.
Renzi non ha nessun bisogno del consenso elettorale o del gradimento pubblico.
Il suo partito, comicamente (ma neanche tanto) chiamato Italia Viva, non è nato per prendere voti ma per fare esattamente quello che ha fatto: ricattare il governo e, falliti i ricatti, bloccarlo e poi farlo cadere. Fatto questo avrà esaurito il suo scopo e potrà tranquillamente estinguersi. I deputati e i senatori che lo hanno formato verranno lasciati in mezzo a una strada (a tentare con i propri mezzi di farsi raccattare da qualche forza politica più grossa) e il suo fondatore, se necessario, si giocherà le proprie carte nel tentativo di ottenere l’unico altro scopo che si sta prefiggendo: ricandidare e rieleggere se stesso. Cosa più che fattibile in un partito come Forza Italia e con una legge elettorale che ci nega le preferenze: basta che B. accetti di candidarlo come capolista in una circoscrizione dove siano sicuri di prendere almeno un seggio e il gioco è fatto.
Perciò Renzi è disposto a rischiare tutto a livello politico, perché sa che non ha nulla da perdere.

Detto ciò, vorrei chiudere col mio personale punto di vista.

Conte e chi lo sostiene ora ha di fronte due scelte.
La prima è quella facile: tentare il tutto per tutto per restare in partita e vedere che ne salta fuori. Probabilmente significherà cedere a quasi tutti i ricatti, a partire dalla giustizia, ma continuando ad avere voce in capitolo sulle scelte che verranno fatte di qui in avanti, garantendo che almeno una parte del soldi europei vengano spesi bene, “salvando il salvabile” ed evitando una totale catastrofe.
La seconda è quella che, almeno a me, non farebbe dormire la notte: mollare e accettare la sconfitta. Lasciare quindi che gli altri facciano la loro bella ammucchiata, che si mangino tutto fino all’ultimo centesimo e che distruggano quello che resta dell’Italia nei prossimi due anni. Poi, alle prossime elezioni, tornare e vincere con l’80%. Questo sarebbe forse il percorso più doloroso, per tutti quanti… Ma che soddisfazione!

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