ANTEPRIMA: The Herem Saga #3 (Templare) – parte 3

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Il corpo di Mitkentalk era ancora lì. Non ci si poteva avvicinare e l’intera area era stata messa in quarantena per permettere alle squadre mediche e scientifiche di svolgere le loro analisi. Per ora però sembrava trattarsi in tutto e per tutto di “morte naturale”: il suo cuore aveva semplicemente cessato di battere all’improvviso e di conseguenza il cervello si era spento, e a nulla erano valsi i tentativi dei soccorritori, sia robotici che umani, di rianimarlo.
Era successo in una delle tante aree in costruzione, in quelli che un giorno sarebbero stati i sottolivelli di manutenzione e che attualmente erano adibiti ad aree abitative e amministrative. Un luogo anonimo, privo di importanza, apparentemente nel corso di una semplice passeggiata solitaria.
«Non capisco che cosa ci trovino di strano» commentò Milla. «Forse non faceva il trattamento ringiovanente che fanno loro. Mi era parso un po’ troppo anziano di aspetto.
«Mitkentalk aveva duecento e quarantasette anni» le rispose Dalla, con un’espressione buia e preoccupata mentre osservava il corpo immobile attraverso le paratie trasparenti che erano state poste a protezione dell’area.
Milla fischiò. «Più vecchio di molti lunari… sei sicura?»
«Tu conosci un modo per camuffare l’età, ad una scansione medica?» le chiese scettica Dalla.
«Direi di no.»
«Allora sono più che sicura. E per rispondere alla tua prima domanda: sappi che per un terrestre la morte naturale è qualcosa di tanto inatteso quanto l’esplosione improvvisa di un sole.»
«Perché? Perché è strano che un vecchio muoia?»
«Non è strano che muoia, è strano che succeda all’improvviso, senza che il diretto interessato ne sia consapevole. La manipolazione del genoma e i trattamenti ringiovanenti permettono di calcolare con ottima approssimazione il momento del collasso degli organi, e quindi della morte. E Mitkentalk era in ottima salute.»
«Quindi sospettiamo un omicidio?» Milla a quell’idea si sentiva pizzicare da un gradito senso di attesa. Era ora che succedesse qualcosa di interessante!
«Non so che pensare» rispose Dalla. «Aspettiamo prima i risultati delle analisi e dell’autopsia.» Ma la sua espressione era poco convinta.
«Vuoi che mi faccia un giro?» propose Milla.
«Per ora no. Lasciamo che le meteore si calmino, intanto. Vieni.»

Fortunatamente la notizia non era sfuggita di mano e per ora la maggior parte dei residenti della stazione Aiur non era al corrente dell’accaduto. Complice il fatto che l’ormai ex Rettore della Cronologia Galattica fosse giunto alla stazione in totale solitudine, portando da sè soltanto i propri bagagli e i vestiti che indossava.
Il corpo era stato trasferito in un laboratorio specializzato e Dalla aveva chiesto a Milla di assistere all’autopsia, richiesta a cui lei aveva acconsentito con piacere. Non perché avesse un particolare gusto del macabro nel vedere il corpo di una persona aperto e ricucito, ma perché questo le avrebbe dato la possibilità di muoversi per un po’ in solitudine. Dalla le piaceva, più di quanto volesse ammettere in effetti, ma uno spirito libero come lei aveva bisogno di un po’ di spazio, di tanto in tanto.
Perciò Milla ora era in piedi con le braccia incrociate, guardando all’interno della camera sterile dove le unità robotizzate stavano per cominciare il lavoro. Non era l’unica ad assistere, poiché le facevano compagnia molti degli assistenti dei membri del Consiglio (i quali naturalmente erano stati messi al corrente dell’accaduto) e c’era addirittura il Maresciallo d’Otello in persona, tallonato da una delle sue cagnoline FS. Milla riconobbe fra tutti il personaggio che aveva accompagnato il Primo Oratore Rubilio alla seduta del Senato e notò che anche lui aveva registrato la sua presenza.
Gli ambienti della stazione Aiur assomigliavano molto a un habitat lunare, non fosse stato per l’eccessiva gravità, perché mancavano della pomposità e dei colori sgargianti che solitamente accompagnavano le installazioni dei planetoidi. Ma questo era presto spiegato con il fatto che quegli spazi sarebbero stati presto sostituiti dalle grandi costruzioni di superficie e riqualificati per ospitare magazzini, nuclei per il sostentamento di emergenza e piattaforme difensive, quindi non aveva senso perderci troppo tempo. In ogni caso a Milla quegli ambienti piacevano, perché la facevano sentire a suo agio. Notò che la guardia di Rubilio si stava avvicinando.
«Dovresti migliorare il tuo camuffamento» gli disse, a bassa voce perché nessun altro udisse, prima che lui potesse presentarsi. «Si vede lontano un’unità astronomica che sei un militare.»
«Ci sto lavorando» ammise lui con una voce più gracchiante di quanto Milla si fosse aspettata.
«È nel portamento. Devi essere rilassato e soprattutto non devi distogliere lo sguardo. Se qualcuno si accorge che lo stai fissando: pazienza. Al massimo penserà che sei un po’ balordo. Ma se in quell’istante smetti di fissare la tua preda capirà che eri davvero interessato e allora starà in guardia.»
«Grazie per la lezione. A proposito, io sono Malcom» gracchiò Malcom.
«Quella voce è un difetto della ricalibrazione genetica?» chiese Milla.
«No. Fa parte del camuffamento.»
«Mi prendi in giro?»
«Sì.»
Milla rise suo malgrado. Forse stava sottovalutando questo Malcom, che se non era affatto capace di camuffarsi fra un gruppo di assistenti di ricerca, sicuramente sapeva come trattare con una lunare. I planetoidi erano pieni di giri di parole, frasi non dette ed espressioni che esprimevano una cosa e ne intendevano un altra, e più ne usavano più si sentivano intelligenti. Ma con un lunare, per attirare l’attenzione, bisognava essere schietti e diretti.
«Cosa ne pensi?» chiese Malcom affiancandosi a lei.
«Di questo?»
«E di che altro?»
«Ammetto di sapere poco su voi planetoidi. Tu dici che è morto di cause naturali?»
«È questa la versione ufficiale, no?»
«Ne esiste una non ufficiale?»
«Tu ne conosci una?»
Milla pensò che lo spionaggio non facesse per lei. «Senti» disse cercando di non mostrarsi spazientita (lo era, ma aveva pur sempre a che fare con un planetoide e loro per queste cose si risentivano parecchio). «Se hai delle informazioni utili che vuoi condividere con me, fallo senza farmi perdere altro tempo. Per favore.»
«Veramente speravo ne avessi tu.»
«Anch’io.»
«Allora forse capiremo qualcosa dall’autopsia.»
«Forse.»
L’autopsia si rivelò un processo lungo e laborioso, perché cominciò dalle più basilari scansioni non invasive e proseguì con i prelievi e l’analisi di praticamente ogni tipo di tessuto organico conosciuto, per poi passare finalmente al sezionamento degli organi interni. Milla aveva sentito dire che alcuni planetoidi erano particolarmente attaccati ai cadaveri dei defunti e che pretendevano di conservarli integri per poterli poi venerare in seguito, ma aveva sempre pensato che la prendessero in giro e da come stavano aprendo e tagliando il povero Mitkentalk non sembrava la più plausibile delle teorie. Malcom era ancora accanto a lei e notò che il suo colorito era cambiato, in peggio.
«Tutto bene?» gli chiese preoccupata.
«Ehm… sì, credo di sì.»
«Non hai mai visto un cadavere?»
«No.»
Una risposta diretta… Milla decise di approfittare del momento. «Il tuo nome è davvero Malcom?»
Lui non rispose e non distolse gli occhi da quello che stavano osservando (in quel momento uno dei robot stava iniziando a praticare le incisioni alla scatola cranica), ma era chiaro che per farlo doveva compiere uno sforzo.
«Dovresti concentrarti sui particolari» suggerì Milla. «Presi da soli non ti daranno motivo di fastidio.»
«Forse dovremmo entrambi concentrarci sul nostro compito, che dici?» ritorse lui, sempre guardando avanti.
«E va bene» concesse Milla divertita. «Concentriamoci.»

«Fenditure
«Mi pare di averlo detto.»
«So che lo hai detto, ma ti dispiacerebbe fornirmi qualche altro dettaglio.»
«In pratica aveva dei solchi nella testa. Stanno analizzando le possibili cause e per ora non si sa gran che.»
Dalla fece qualche passo per la stanza senza guardare Milla, era chiaramente preoccupata. «Nient’altro?»
«Non dall’autopsia. Ma posso dirti che non è stato ammazzato, anzi, è stato lui ad ammazzare qualcun altro.»
Dalla alzò le sopracciglia. «Qualcun altro lo sa?»
«Solo qualcuno che abbia notato quello che ho notato io.»
«Sarebbe?»
«L’espressione» Milla si concesse di godersi lo sbigottimento sul volto della sua protetta. «Le persone mantengono la loro espressione quando muoiono» le spiegò. «Chi viene ucciso ne ha una particolare. Chi uccide, un’altra.»
«E dove sarebbe il secondo cadavere? Se hai ragione, ce ne dovrebbero essere due.»
«Ottima domanda.»
«Non mi stai aiutando, lo sai?»
«Ne sono dispiaciuta. Desideri che lo vada a cercare, il secondo cadavere intendo?»
Ma Dalla non le rispose e continuò a camminare, lo sguardo perso in chissà quali strani pensieri.
«Che cosa ti preoccupa?» le chiese allora Milla. «Quanto ti ho parlato dei solchi ti sei chiaramente spaventata, e quello che hai in mente continua a non darti pace.»
«Lo leggi dal mio viso?»
«Da quello e da come ti muovi, dal tuo timbro di voce… su una persona viva è più facile.»
«Sai, mi piacerebbe saper fare quello che sai fare tu» ammise Dalla. «Mi aiuterebbe molto nel mio lavoro.»
«Non lo so… di solito scopri cose che preferiresti non sapere. Allora?»
«Allora?»
«Hai intenzione di dirmi di che si tratta?»
Dalla scelse di nuovo di non rispondere e Milla questa volta attese, pazientando finché l’amica (sì, in fondo si poteva dire che fossero amiche) non si sedette e passò qualche minuto a guardarsi le mani.
«Sì. Se non lo hai notato, sono abbastanza agitata» ammise Dalla forzando un sorriso.
«L’ho notato, sì. Ma ora che me lo hai detto tu non saprai mai se ho detto la verità» la stuzzicò.
«Già… immagino di no.»
«Dunque?»
«Dunque non ho ancora deciso se metterti oppure no a parte di queste informazioni.»
«Dovresti. Se vuoi che lavori per te devo essere informata.»
«È proprio questo il punto.»
Milla pensò che Dalla, a volte, era peggio di un planetoide. Le venne in mente Malcom con un certo divertimento.
«Come sai» cominciò Dalla con un bel respiro «ai tempi dell’Aggregazione Siriana e dell’errore di Adele, eravamo convinti che gli Herem potessero aver avuto origine nell’Ammasso di Sol e che i centuriani potessero aver giocato un ruolo importante nella loro nascita. C’erano delle importanti evidenze a favore di questa tesi.»
«Forme di vita non terrestri, giusto? C’era uno scienziato che ne parlava, una volta.»
«A lui verremo presto. Che le nostre supposizioni fossero fondate oppure no, ritenevamo che i centuriani potessero aver sviluppato una forma di controllo mentale basata su una forma di vita parassitaria non terrestre. In pratica un agente biologico in grado di penetrare i tessuti celebrali e soggiogare la volontà della vittima. Fenditure, solchi se preferisci, erano stati ritrovati nel corso di autopsie simili a quella a cui tu hai assistito. Lo sappiamo grazie alla rete di informatori messa in piedi da Edda Mikstov.»
«Non faceva la reporter?»
«Per la RUS, non certo per le Aggregazioni Lunari. Edda inoltre riuscì a fornirci un resoconto dettagliato degli eventi che videro protagonista Mabel Adasco sul pianeta Ber nell’AS 12.539…»
«E lui lo sapeva?» chiese Milla con un sopracciglio alzato.
«Non ne ho idea e la cosa non mi interessa. Quello che conta è che sappiamo cosa successe laggiù e sappiamo che quegli eventi sono collegati con il disastro di Antinia, che avvenne nel 12.515»
«Non ne ho mai sentito parlare…»
«È un’informazione di pubblico dominio su cui puoi facilmente documentarti. In breve: un attacco alieno distrusse una stazione orbitante difesa dall’EFI e costrinse i federali a evacuare dopo che le difese planetarie avevano fatto saltare la stazione, ormai infestata. Quello che non si sa ufficialmente è che, dalle registrazioni delle comunicazioni poco prima che l’artiglieria facesse fuoco, emerge che le difese della stazione furono penetrate grazie a un’infiltrazione.»
«Fammi indovinare: un umano controllato dagli Alieni.
«Proprio così. Successivamente, su Ber, l’EFI analizzò il corpi della popolazione indigena, che era stata pesantemente manipolata da un’infezione aliena, al punto da assalire all’arma bianca i campi di addestramento ed essere decimata dai soldati: quasi tutti i cadaveri rinvenuti, al di là delle pesanti mutilazioni fisiche, mostravano delle marcate impronte celebrali.»
«E ora abbiamo trovato la stessa cosa nel nostro povero Mitkentalk. Quindi» concluse Milla «Mitkentalk era un Alieno.»
«Non saltiamo a conclusioni affrettate» la frenò però Dalla. «L’autopsia non ha rivelato altro se non quelle fenditure, giusto?»
«Giusto.»
«Perciò è improbabile che siano stati gli Herem, altrimenti avremmo trovato anche tracce di mutilazioni fisiche e accrescimenti.»
«Accrescimenti?»
«Pezzi di corpo alieno innestati in quello umano. Non si è mai rinvenuto un corpo che ne fosse privo. Essere toccato dagli Herem ti cambia dentro, non è solo una questione di controllo mentale. Diventi uno di loro, in tutto e per tutto, e mantieni solo la tua parvenza di essere umano. Mitkentalk aveva ancora tutti i suoi arti e tutti gli organi interni al loro posto, se non sbaglio.»
«Ma aveva le fenditure…»
«Già, proprio come quelle autopsie di cui siamo venuti a conoscenza grazie a Edda ma che, al pari di Mitkentalk, non presentavano alcun segno di accrescimento.»
«Quindi pensi si tratti di due fenomeni distinti?»
«Non so cosa pensare. Ma una cosa la sappiamo: una di quelle autopsie era relativa a un uomo che proveniva dall’Ammasso di Sol.»
«Alpha Centauri?»
«Non ne siamo certi, ma la coincidenza è comunque strana.»
«Questo non vuol dire nulla» ribatté però Milla. «E poi c’è ancora la questione del secondo cadavere, che non è stato ritrovato.»
«Quello della persona che tu ritieni lui abbia ucciso prima di morire. Ma come possiamo esserne certi?»
«Io ne sono certa e dovresti fidarti di me.»
«E che cosa vorresti fare?»
«Andarlo a cercare.»
«Da sola? Qui? Siamo nel dodicesimo millennio e se ci fosse un altro cadavere nella stazione credo che ormai lo sapremmo.»
«A meno che i federali non ce lo stiano nascondendo…»
«Lo escludo. D’Otello non è un idiota e sa bene che non può nascondermi una cosa del genere, come a nessun altro nel Consiglio.»
«Rimane il fatto: Mitkentalk aveva la morte di un altro individuo negli occhi.»
Dalla non parlò per un po’, appoggiando i gomiti alle ginocchia e massaggiandosi le braccia. Faceva così quando era molto preoccupata, o quando non sapeva che cosa fare. «Non credo che quello che sto per dirti ti piacerà» le disse, senza guardarla.
Milla si avvicinò e le si sedette accanto. «Tu provaci.»
Dalla per tutta risposta si girò e la baciò. Fu un bacio molto lungo, e rilassante. Era sempre così fra di loro, quando erano preoccupate o abbattute, cercavano conforto l’una nell’altra, e funzionava.
«Computer, gravità lunare per favore! L’ho impostata mentre non guardavi…» spiegò.
«A me la gravità standard non dispiace» protestò Dalla mentre i loro corpi diventavano più leggeri. «A te piace così solo perché puoi dare spettacolo.»
«E a te piace subirlo. Quindi zitta.»
Ai lunari piaceva fare sesso alla vecchia maniera, senza stimolatori o strani utensili salvo le cose più basilari. Era mento intenso, ma più bello. Più vero…
«Non ti ho mai chiesto…» fece Dalla, «se si stratta di un talento naturale o se… oooh… o se vi addestrano anche per questo…»
«Non dire fesserie> la canzonò Milla. <Certo che ci addestrano!»
«Ti detesto.»

Più tardi si pulirono e si rivestirono, in tutta calma. Era sempre così: dopo qualche ora era come se non fosse successo nulla. Era necessario, per mantenere la concentrazione sul loro incarico, ma Milla si convinceva sempre più che fra loro stesse nascendo qualcosa di più che una semplice voglia di piacere fisico.
«Ascoltami» disse rompendo il silenzio. «Forse hai ragione tu e mi sto preoccupando per niente, se così fosse tanto meglio. Ma visto che non abbiamo nulla di meglio da fare per ora, lascia che provi a scoprire qualcosa. Sarò discreta, lo prometto. E poi… se vuoi davvero che infiltri un’aggregazione ribelle dovrò pur allenarmi.»
«E come diavolo facevi a saperlo?» le chiese Dalla incredula. «Sono sicura di non avertelo, nemmeno nei momenti più… insomma…»
«No, non me l’hai detto. Ma l’ho capito: vuoi che trovi il modo di arrivare su Alpha Centauri e scoprire una volta e per tutte che diavolo combinano su quel pianeta.»
Dalla allora abbassò gli occhi. «È una missione di una pericolosità inaudita» disse mesta «e…»
«E stai facendo quello da cui mi hai messa in guardia tante volte: ti stai lasciando influenzare dal nostro rapporto.»
«Milla…»
«Io ti amo.» Lo aveva detto? Sì, lo aveva detto! «Ma se tu pensi che la persona giusta per questo incarico sia io allora devi affidarmelo, non importa quanto è pericoloso.»
Dalla annuiva. «Ma non voglio perderti…»
«Nemmeno io, sta’ tranquilla. E poi c’è ancora tempo… non ho intenzione di partire subito. Voglio prima vederci chiaro in questa faccenda di Mitkentalk.»
«Non molli il sasso, eh?» Dalla ora sorrideva. Era un bellissimo sorriso.
«So cos’ho visto» insisté Milla. «E finché non sarò sicura di essermi sbagliata non dormirò bene.»
Dalla sospirò. «D’accordo. Fai pure la tua ricerca, ma non dimenticarti che anch’io ho bisogno di te.»
«Sei tenera dopo che hai fatto sesso, lo sai?»
«Non sto scherzando.»
Milla sorrise. «Non preoccuparti. Non starò mai via per più di un paio d’ore locali e solo quando saprò che sei in buona compagnia.»
«Bene. Non ho proprio voglia di restare da sola.»

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