ANTEPRIMA: The Herem Saga #3 (Templare) – parte 2

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«Portavoce Hessire!» salutò il Primo Oratore della FSU con un formale inchino. La seduta era stata aggiornata, il Senato aveva eletto il proprio presidente temporaneo e votato la fiducia e i pieni poteri al Consiglio Reggente: tutto era andato come doveva andare, c’era solo voluta un’enorme quantità di tempo per arrivarci. «Vi trovo incantevole come sempre.»
«Esteban!» rispose Dalla come se non avesse aspettato altro che poter parlare con lui per tutto quel tempo. «Fai attenzione. Sulla luna dove sono nata un movimento del genere ti avrebbe fatto fare come minimo due capriole in aria.»
Dalla era nata su una cintura di asteroidi, dove la gravità variava in base alla massa specifica dei singoli oggetti gravitanti, ma questi erano dettagli che ai planetoidi non interessavano.
«Mi cogliete in fallo, come sempre madama» finse di scusarsi il Primo Oratore, dimostrandosi schietto. «D’ora in avanti solo cauti baciamani!»
«Sarebbe sufficiente che tu la smettessi di rivolgerti a me con quell’orribile parlare ricercato…» sbuffò Dalla, in un modo così planetoide che Milla ne rimase impressionata.
«Giammai!» persisteva il Primo Oratore. «Le stelle si spegneranno e l’universo collasserà prima che io offenda il vostro udito con del gergo qualsiasi, indegno della vostra bellezza e del vostro carattere.»
Milla non apprezzava il modo in cui Dalla si concedeva a quel tipo di scambi. Trovava che il suo “fare con la pietra al collo” fosse fin troppo accentuato e forse, sospettava, non totalmente simulato, ma notava sempre più come per i planetoidi fossero importanti le apparenze e come quel semplice modo di fare permettesse a Dalla di entrare in perfetta sintonia con loro, apparentemente senza il minimo sforzo, portandoli ad abbassare le loro difese. Dalla era una combattente, solo non del tipo che Milla sapeva riconoscere.
«Che cosa pensi di questa iniziativa, Esteban?» chiedeva intanto Dalla al suo interlocutore. «Voglio la tua sincera opinione.»
«Non credo che questo sia il luogo adatto per le opinioni sincere. Posso chiedere se, una volta terminata la seduta, madama gradirebbe accompagnarmi in una gita turistica dell’installazione? Potremmo disquisire a lungo e in santa pace.»
«Attento a quali termini impieghi, Esteban. Se gli ingegneri che l’hanno costruita ti sentissero chiamarla “installazione” dovresti dartela a gambe con un salto subspaziale.»
Il Primo Oratore rise di gusto. «Quant’è vero!»
«Da qui sembra di osservare un gran bel fiore, anche se fatto di polimeri e metalli. Non trovate?» si trattava del Rettore Mitkentalk, che senza farsi notare si era avvicinato al loro gruppetto.
Rubilio lo riguardò come se avesse appena visto comparirsi alle spalle una tanica di rifiuto organico accidentalmente smarrita, ma Dalla non perse il suo eterno sorriso, accogliendolo mentre lui si esibiva in un goffo baciamano. «Non la facevo un poeta, professore.»
«Nemmeno io» rispose questi. «Ma devo dire che questo posto sa come toglierti il fiato.»
«Concordo pienamente.»
La sede del nuovo Senato era ospitata da una grande bolla trasparente costruita con i più sofisticati polimeri esistenti, che aleggiava a una decina di chilometri al di sopra del corpo principale della stazione ed era mantenuta in posizione da potenti tiranti gravitonici, in modo da poter godere appieno dell’energia della nuova stella ed essere contemporaneamente circondata dalla bellezza dello spazio. Quella condizione non era destinata a durare, perché a mano a mano che la sfera di Dyson fosse stata completata l’orizzonte stellato sarebbe andato restringendosi, fino a che la stazione Aiur non avrebbe inglobato completamente il sole artificiale di Protos, lasciandolo ad aleggiare incontrastato nel suo personale firmamento.
Ma per ora era quasi come trovarsi su una luna, in cima a un’alta montagna illuminata che dominava lontane distese incolte, baciata da un sole che sembrava essere stato creato apposta per quello scopo. Milla non poteva che concordare a sua volta…
«Primo Oratore Rubillo!» esclamava intanto Mitkentalk, come se non avesse affatto notato lo sguardo velenoso che gli era stato rivolto. «Capita raramente di incontrarsi di persona.»
«Mai abbastanza» sentenziò seccamente il Primo Oratore, rivolgendosi poi a Dalla. «Col vostro permesso, madama…» e si allontanò di qualche passo, tallonato dal suo numeroso seguito.
«Credo che nemmeno la peste dei secoli bui gli farebbe così paura…» commentò ostentando stupore il professor Mitkentalk.
Milla ignorava le origini di quella metafora, ma sapeva che si trattava di una recita: la Cronologia e la Fondazione erano ai ferri corti dal momento esatto in cui la seconda era stata fondata e il Rettore Mitkentalk aveva tanta ragione di odiare e temere Rubilio quanto questi ne avesse nei suoi confronti. Aveva solo un modo più… lunare di approcciare la faccenda.
Dalla nel frattempo continuava a conversare con l’ometto, come se nulla fosse successo.
D’improvviso Milla non ne poteva più. Si sentiva come se l’avessero sbattuta in una gabbia e costretta a razioni di sopravvivenza per mezza decade. Voleva uscire, allontanarsi da quel vociare ipocrita e privo di sostanza, voleva agire, fare qualcosa, qualunque cosa! Purché fosse utile.
Sentì la mano di Dalla sulla propria spalla. La lieve pressione del medio indicava che la stava congedando e quella ancora più lieve del mignolo che non si trattava di un ordine ma di una richiesta: voleva continuare il suo lavoro ma aveva percepito che Milla era vicina a scoppiare e non voleva che questo inficiasse i suoi sforzi. Questo la fece vergognare: stava venendo meno ai suoi doveri, si stava comportando come una bambina con meno di due decadi.
Irrigidì il muscolo solo un poco, a indicare che preferiva restare, allontanandosi giusto per quei pochi attimi in modo da far pensare che Dalla le avesse semplicemente chiesto con quel gesto un po’ di riservatezza. Quei comportamenti funzionavano bene coi planetoidi, che si sarebbero arrovellati per indovinare il subdolo motivo di quella scena. In un altro momento sarebbe scoppiata a ridere.
“Approfitterò per dare un’occhiata anche agli altri” si disse voltandosi. “E per respirare un poco”

«Ti sei comportata bene oggi» commentò Dalla, accomodandosi sulle confortevoli poltrone dei loro alloggi con la testa che penzolava all’indietro.
«Non hai paura che ti si stacchi?» sbottò Milla.
«Non dire idiozie. È utile farlo con questa gravità, si evitano emicranie.»
«Mai avute!»
«Buon per te.»
Milla si voltò per non guardarla, vederla in quella posizione le dava fastidio. «Dicevi sul serio?»
«Come?»
«Il tuo complimento. Era sincero?»
Dalla finalmente si raddrizzò, eseguendo qualche rotazione del collo che le fece scricchiolare tutte le vertebre.
«Continuo a non capire perché non possiamo avere degli alloggi a gravità normale…» insisté Milla, giusto per lamentarsi un altro po’.
«Perché io l’ho impedito» rispose Dalla seria. «Creare delle zone solo per lunari servirebbe solo a segregarci. Mentre noi abbiamo bisogno di stare con i planetoidi, in mezzo a loro. Ci servono.»
«O così sostiene la Federazione.»
«Forse sbagliavo a farti i complimenti» la rimproverò Dalla. «Ti stai già comportando come una di loro.»
Milla la fulminò. «Non provare a ripeterlo!»
«E tu non provare a minacciarmi.»
Milla sapeva che avrebbe potuto sopraffarla facilmente. Lontano dagli occhi dei planetoidi poteva comportarsi come voleva e si era già assicurata che gli alloggi fossero privi di spie. Anche Dalla lo sapeva, eppure la guardava come se non avesse la minima paura. Anzi… sembrava che la stesse valutando.
«Che hai?» chiese lasciando perdere.
«Sto cercando di capire quanto le tue reazioni siano dovute allo stress della giornata e quanto all’influenza dei non lunari.»
«Dei planetoidi vuoi dire.»
«Io non li chiamo così e faresti bene a smettere anche tu. Non è disprezzandoli che otterremo quello che cerchiamo.»
«E che cosa cerchiamo?»
«Il loro sostegno per sopravvivere.»
Pronunciando quell’ultima frase la voce di Dalla si era indurita. Milla ormai era allenata a notare quei cambiamenti e decise di punzecchiarla ancora un po’: «Lo sai che non tutti la pensano così, non è vero? La volontà della Federazione non è condivisa in moltissime Aggregazioni e c’è chi sostiene che dovremmo piuttosto imparare a difenderci da soli, tagliando questo cordone ombelicale che ci lega mani, piedi e collo ai… non lunari, come li chiami tu.»
Aveva colpito nel segno. Il volto di Dalla divenne una maschera di cera e lei si voltò verso la finestra, oltre la quale risplendeva ad anni luce di distanza il disco galattico. Milla si sentì fiera della sua piccola vittoria e attese.
«È davvero difficile» disse Dalla dopo un po’, con voce piatta «avere a che fare con voi giovani.»
Milla alzò un sopracciglio. «Ma se non hai nemmeno dieci decadi!»
Si aspettava una ritorsione piccata, Dalla aveva novantotto anni standard, ma lei si limitò a sospirare, tornando a sedersi. «Sai» cominciò, «ci fu una donna nella mia posizione che la pensava come te, come voi…»
«Adelaide Yamanaki, lo so.»
«Sai anche come finì la sua storia?»
«Mi sono documentata a fondo, anche se…»
«Io ero lì.»
«Tu
«Ero parte del suo seguito, allora avevo poco più di quattro decadi.»
«Quindi hai visto anche Adasco.»
«Sì. Ero presente quando Adele cercò di manipolare Mabel Adasco per convincerlo a guidare l’Aggregazione Siriana nella sua campagna di conquista. Ce l’avevamo in pugno, un povero planetoide sperduto in un mondo che non conosceva e non capiva, un burattino con cui giocare a nostro piacere.»
«Un burattino che però vi rubò il vostro esercito da sotto il naso e lo consegnò ai centuriani.»
«Fece ben di più: ci rubò l’intera Aggregazione Siriana e il nostro unico aggancio nell’Ammasso di Sol. Sbaglio o provi una certa ammirazione per questo… planetoide, come li chiami tu?»
«Mi ha sempre dato l’idea di uno giusto» concesse Milla. «D’altronde non è possibile che siano tutti da buttare.»
«Così pensava Adele, anche se non credo l’abbia mai detto alla sua amica Edda.»
«Perché? Non potevano condividerlo?»
Dalla rise di gusto. «Credo che non saresti andata d’accordo con Edda Mikstov.»
«Lo immagino…»
«Sia come sia. Capisci perché te ne sto parlando?»
«Perché vuoi dimostrarmi che ci abbiamo già provato e che non ha funzionato?»
«Questo lo sai benissimo da sola, non credere che voglia insultare la tua intelligenza. Voglio che tu ne comprenda il motivo.»
«Lo comprendo benissimo: la tua amica Adele si è fidata della persona sbagliata.»
«Sarebbe?»
«Se stessa. Non è stata capace di controllare Adasco e nemmeno la situazione. Si è lasciata rubare l’armata siriana da sotto il naso e quando non ha avuto altra scelta ha ceduto ai ricatti del nemico per salvarsi! Ti basta?»
Dalla la studiava e Milla dopo qualche istante abbassò lo sguardo. Si era spinta troppo oltre e lo sapeva.
«Non pensi» le chiese però Dalla senza alcun risentimento «che forse l’errore di Adele sia stato piuttosto quello di non fidarsi della persona giusta?»
Milla la guardò stupita. «Non ti seguo.»
«Perché Adasco agì in quel modo? Forse per ripicca o per gioco? Io non lo credo. Lo conobbi e so che non era quel tipo di persona.»
«Era un soldato, agì così per difendersi» affermò Milla con sicurezza.
«Già, e dimostrò di essere più scaltro di tutte noi. Adele lo sapeva, conosceva le sue capacità e fu per quello che cercò di portarlo dalla nostra parte, ma in fondo per lei si trattava solo di un altro planetoide, uno strumento utile ma pur sempre uno strumento. Il suo errore fu di non avere fiducia in lui, in loro… Ho imparato questa lezione tanto tempo fa e non l’ho mai dimenticata.»
Milla non sapeva che dire. Sapeva che Dalla non condivideva lo scetticismo comune sui planetoidi ma non pensava che la sua ammirazione per loro arrivasse a tanto. Quando ne parlava aveva un’espressione quasi sognante… si scoprì spaventata.
«Dimmi una cosa» le chiese dopo un paio di profondi respiri. «Che cosa pensi di tutto questo?» e con le braccia cercò di indicare la totalità di ciò che le circondava. «Del Senato, di questo sistema, del Consiglio… voglio una risposta sincera.»
«Penso» disse Dalla con calma «che tutto questo sia più la grande idiozia che gli esseri umani abbiano mai partorito.»
Milla si ritrovò ad esalare un sospiro di sollievo.
«Ma grazie a questa idiozia noi estenderemo la nostra conoscenza e la nostra rete di contatti a ogni sistema conosciuto. I planetoidi sono così tanti che non è possibile contarli e la grande maggioranza di loro non vale un microsecondo della nostra attenzione, ma tra loro esistono anche individui straordinari, che se messi nelle condizioni di esprimere appieno il loro potenziale potrebbero finalmente darci un vantaggio decisivo. Noi siamo pochi, abbiamo poche risorse, ma possiamo offrire a queste persone un mondo nuovo, in cui i loro talenti vengano apprezzati e riconosciuti. Un mondo libero, sincero, indipendente e senza sotterfugi, trucchi o interessi trasversali, dove poter vivere una vita lunga, ricca e appagante. Se noi apriremo le nostre braccia loro verranno. Allora potremo lasciare i planetoidi ai loro consigli, ai loro senati, alle loro navi da battaglia e alla loro assurda ricerca del potere. Saremo sempre un passo avanti, sempre pronti a contrattaccare, e con il tempo potremo finalmente affermare la supremazia delle lune in questa galassia, come dovrebbe essere. Li domineremo dall’alto della nostra superiorità tecnologica, dalle cime dei nostri pozzi gravitazionali… e non ci sarà un solo planetoide che non desidererà essere uno di noi.»
Dalla aveva parlato in un crescendo. Aveva gradualmente alzato le braccia e i suoi occhi si erano infiammati. Milla non l’aveva mai vista così.
«Ma ci vuole tempo» disse più calma, quasi a mezza voce, avvicinandosi a lei come per accarezzarla. «Non è con l’astio che si trovano alleati e non è con la fretta che si sconfigge un nemico. Non siamo pronti per uno scontro aperto, non ancora.»
«Quando?» chiese Milla, scoprendo che non riusciva a sostenere lo sguardo dell’altra.
«Forse presto, forse tardi, forse mai. Ma la strada è una sola, come la speranza. Se falliremo, sarà la fine. Questa galassia non si salverà.»
«Ora parli degli Herem.»
«E chiunque ci sia dietro di loro. Su una cosa Adele aveva ragione: i planetoidi non li batteranno. Gli Herem sono una macchina creata apposta per eradicare gli esseri umani dalla Via Lattea e non si fermeranno finché non avranno ottenuto il loro scopo, ma loro questo non lo capiscono, non lo vogliono ammettere… Prima o poi dovremo affrontare questa guerra in prima persona, di questo sono assolutamente convinta e la Federazione è d’accordo con me. Ma sono rimasti troppo scottati dal fallimento di Adele e non rischieranno un altro passo falso, per ora.»
Milla allora capì davvero in quale delicata posizione Dalla si trovasse: aveva convinto la Federazione ad accettare il suo piano a lungo termine, sfruttando la memoria del fallimento di Adelaide Yamanaki, ma non sapeva per quanto sarebbe riuscita a trattenerli dal ritornare sui loro passi e abbracciare idee simili a quelle che Milla aveva sempre sostenuto. Diceva di aver bisogno di tempo, ma sapeva di averne molto poco.»
«Non ti invidio, sai» ammise con un mezzo sorriso. «Ma sono disposta a darti una mano. Spero solo che prima o poi vedremo un po’ di azione.»
Dalla però sembrava preoccupata. «Io temo che ne vedremo fin troppa» disse tornando a guardare fuori.
«Sospetti di qualcuno?»
«Diciamo che…»
Ma in quel momento arrivò una comunicazione del tutto inattesa e preoccupante.

Un pensiero riguardo “ANTEPRIMA: The Herem Saga #3 (Templare) – parte 2”

  1. Sempre uguali noi planetoidi, amanti della forma e delle apparenze anche nel lontanissimo futuro di the Herem Saga, ma il cambiamento potrebbe arrivare dai nati sulla luna. Intrigante questa anteprima, resto in attesa della pubblicazione.

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