RECENSIONE: Christopher Paolini, quando anche le piaghe d’Egitto sono colpa tua

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Doverosa premessa

A me Paolini non dispiace e non mi è dispiaciuta la tri-quadrilogia di Eragon. Vero che l’ho letta da giovane, ma arrivavo dal mondo Tolkeniano e già allora ero abituato a certi “standard”, quindi non ho mai davvero capito come mai il povero Chris sia stato per anni dilapidato da gran parte dell’opinione informata (cioè di tutti quei lettori che sono anche un po’ scrittori), quasi si fosse reso colpevole di efferati crimini contro l’umanità, invece che aver semplicemente scritto dei libri fantasy.

Banale come un Drago

Va da sé che i draghi siano l’elemento più gettonato, blasonato, iper-incentivato e super raccomandato di tutto il mondo fantasy. Spuntano come funghi e vengono spalmati come Nutella su ogni storia e in ogni mondo, al punto che certe trame, pur essendone di fatto prive (nel senso che non ci sono effettivamente dei draghi che svolazzano in giro e sputano fuoco), trovano comunque il modo di nominarli: un personaggio, per esempio, può tranquillamente chiamarsi Drago Rinato per sottolineare la sua importanza, anche in una storia in cui i draghi non centrano niente.
Chris però, nei suoi libri, i draghi ce li mette sul serio e ovviamente sono esseri intelligentissimi, super antichi, super potenti, che parlano, pensano, ragionano e sono anche grossi, forti, buoni e coraggiosi (tranne quelli cattivi).
I draghi in fondo sono l’elemento ultimo di ogni universo fantastico, il top del top, e la sorpresa non sta tanto nel domandarsi se nella prossima saga che leggeremo ci saranno o meno ma piuttosto come verranno rappresentati e che ruolo avranno nella storia, e in quella di Paolini hanno un ruolo centrale. Anzi, per certi versi sono quasi i protagonisti.

Quando Brom ebbe finito di parlare, Saphira si alzò per avvicinarsi a Eragon. Il ragazzo estrasse la spada per mostrarla alla dragonessa. Ha potere, disse lei, sfiorandone la punta con il naso. Il colore iridescente del metallo ondeggiò come acqua quando fu toccato dalle sue squame. Lei alzò la testa con uno sbuffo soddisfatto, e la spada riprese il suo aspetto normale. Eragon la ripose nel fodero, turbato.

Naturalmente, se già il poveretto non era tenuto in gran considerazione, l’adattamento cinematografico del primo dei suoi quattro libri gli ha dato il colpo di grazia. Credo che quel film sia stato il fantasy meno riuscito nella storia del cinema recente, riuscendo di fatto a segnare la fine dell’era del grandi Epic Fantasy sul grande schermo, iniziata col Signore degli Anelli e proseguita con Troia, le Crociate e tutto ciò che venne dopo.
Ma il povero Chris che colpa ne ha, a parte aver ceduto i diritti per fare il film?

Perciò i draghi…

Sì, nella tri-quadrilogia di Eragon (che poi si chiamerebbe il Ciclo dell’Eredità) ci sono e svolgono un ruolo centrale. E a mio modesto parere sono anche ben caratterizzati, non eccessivamente boriosi e tutto sommato simpatici, nel senso che ci puoi facilmente empatizzare e, soprattutto nel corso del primo dei quattro romanzi, la dragonessa Saphira svolge quel ruolo misto di compagno, consigliere, figura materna, animaletto domestico puccioso e compagnia cantante che in fondo piace a tutti, ma proprio tutti, i lettori di fantasy e non solo.

NON aprirò qui una parentesi su come gli animaletti pucciosi siano la gag da rimorchio più gettonata da scrittori e registi per attirare anche e soprattutto i non amanti del genere (e le donne, perdonate il velato maschilismo).

Brom inarcò un sopracciglio. “Questo è il genere di cose di cui ti parlavo. I draghi ci stupiscono sempre. Accadono certe cose intorno a loro, cose misteriose che sono impossibili altrove. Anche se i Cavalieri hanno agito a fianco dei draghi per secoli, non hanno mai compreso fino in fondo le loro capacità. C’è chi sostiene addirittura che nemmeno i draghi conoscano fino in fondo la portata dei loro poteri. Sono legati a questa terra in un modo che consente loro di superare grandi ostacoli.”

I draghi di Paolini insomma, cinema a parte, funzionano.

Le regole della magia, la croce di ogni autore

L’altro elemento che personalmente ho sempre apprezzato del buon Chris è il modo in cui tratta l’elemento magico.
Come dice il titolo, questo strano elemento è la croce più o meno di tutti noi (a parte Tolkien, ma lui era unico), perché per rendere la tua storia credibile a un pubblico moderno devi necessariamente stabilire delle regole. Il lettore vuole vedere la magia, vuole esserne ammaliato, ma non gli piace se non riesce a capirla.

Controsenso?
Certo. Mai detto che noi lettori abbiamo senso.

Ti capisco” disse Brom, giocherellando con un filo d’erba. “È tardi e dovremmo dormire, ma prima ti dirò qualcosa, tanto perché tu smetta di assillarmi. Questa magia, perché di magia si tratta, ha delle regole, come il resto del mondo. Se infrangi le regole, la pena è la morte, senza eccezioni. I tuoi gesti sono limitati dalla tua forza, dalle parole che conosci e dalla tua immaginazione.”

Per cui è necessario stabilire dei paletti, dei limiti che impediscano a chi cerca di immergesi in una storia di dire: “Va beh… e allora non poteva farlo prima?” oppure “Se tanto poteva ucciderli tutti con un colpo fin dall’inizio, perché non lo ha fatto?”
Chrissone questo riesce a farlo, secondo me, piuttosto bene. Perlomeno a livello di impostazione. La magia nella sua saga segue una regola molto semplice e lineare (ve la spoilero): nessun mago può compiere, attraverso la magia, un’azione che non potrebbe compiere senza, che poi si traduce nel fatto che spostare un oggetto con la magia ti richiede lo stesso sforzo che ti richiederebbe farlo senza.

Si protese verso il ragazzo, gli occhi scintillanti. “Intanto ti dirò questo, per scoraggiare eventuali esperimenti: la magia ti sottrae energia come se usassi le braccia e la schiena per compierla. Ecco perché ti sei sentito stanco dopo aver ucciso gli Urgali. E perché mi sono infuriato. Hai corso un terribile rischio. Se la magia avesse avuto bisogno di più energia di quanta ne conteneva il tuo corpo, ti avrebbe ucciso. Devi usare la magia soltanto per quelle imprese che non si possono compiere in modo normale.”

È il classico esempio di una regola di ferro, che lo scrittore si impone all’inizio della narrazione per poi passare l’intera saga a saltellarci attorno tentando di fregarla ma senza esagerare. Nel caso di Paolini alla fine l’escamotage viene trovato, ma, ancora, tutto sommato non è così terribile. Ci può stare! Questa però non ve la spoilero 😉

Tutto sommato anche il finale e l’epilogo non sono male

Naturalmente non ve li racconto, ci mancherebbe.
Io forse ho avuto la fortuna di leggere la fine di questa saga quando già ne avevo sentito parlare molto male da altri. Per cui, con un basso livello di aspettativa, me la sono goduta appieno.
Cercando però di parlare oggettivamente, devo dire che in fondo l’idea “non è male”. E considerando quanto difficile sia scrivere dei bei finali (pensate a quante serie televisive cominciano con grandi promesse e si concludono nella miseria perché le ultime puntate non sono all’altezza dell’aspettativa che si era creta), questo è già un bel complimento.

Certo, non è del tutto originale, ma d’altronde nulla nel fantasy e nella fantascienza può esserlo.
È già stato tutto scritto prima, un secolo fa quando il genere è nato, e tutto quello che facciamo noi autori moderni è rielaborare idee già avute da altri (semplicemente le hanno già avute tutte). E va detto che il finale di Paolini (posto che possa tradire le aspettative di alcuni lettori, se questi si aspettavano altro) è sicuramente coerente con le premesse che lui stesso aveva gettato per quattro interi libri, anche questa un’impresa non da poco.

L’epilogo poi, questo chiunque lo deve ammettere, ha qualcosa che lo rende migliore di molti altri che io abbia visto nella mia carriera di autore e lettore: c’è.
Forse poteva essere ancora più elaborato, chiudere decisamente meglio su alcuni personaggi, farla finire in modo diverso sotto certi aspetti… ma c’è. C’è lo sforzo di concludere senza lasciare il lettore a bocca asciutta dopo le scene finali, come fanno tanti e troppi autori.
Perché l’epilogo è la cosa più difficile, arrivi alla fine che sei stremato e non ce la fai più e vuoi solo chiudere e farla finita, per dedicarti ad altro. E molti ci cascano.

Quindi?

Quindi Eragon è una storia consigliata per chi non ha letto troppi fantasy. Perché è abbastanza semplice e scorrevole da non annoiare chi non è abituato a sentir parlare di draghi, elfi, maghi eccetera ma al contempo non esagera e cerca di restare sempre “sul pezzo”.
Il protagonista è il classico giovane ignaro che scopre di avere un destino importante e vive tutte le tipiche avventure dell’adolescenza, compresi il mito del grande mentore e la storia d’amore altamente improbabile.
E se ve ne parlano male non preoccupatevi, non è un capolavoro ma non è nemmeno l’invasione delle locuste del Nilo.

Buone letture!

Ah, ultimo avvertimento.

Il cattivo principale di questa storia si chiama Galbatorix.
Lo so. Fa schifo.
Ma dopo un po’ ci si fa l’orecchio, non preoccupatevi. 🙂

Un pensiero riguardo “RECENSIONE: Christopher Paolini, quando anche le piaghe d’Egitto sono colpa tua”

  1. Ben vengano i draghi, tutti li abbiamo amati, soprattutto quelli buoni, generosi e amici dell’eroe. Quindi Saphira mi sta già simpatica, prima ancora di aver letto la saga di Christopher Paolini, cosa che ho tutte le intenzioni di fare.
    Grazie Davide per la recensione, è arguta, simpatica e invoglia alla lettura.

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