RECENSIONE George Orwell, l’autore più citato e meno letto nel panorama letterario, secondo me

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Premetto che anch’io non ho mai letto la Fattoria degli Animali e che questo articolo parla esclusivamente di quel libro. Sì, quello: 1984

Perché nessuno l’ha letto

Perché è semplicemente troppo pesante.

No, pesante non rende l’idea. Credo che il termine giusto sia disarmante. Semplicemente non si può leggere un libro del genere senza che venga voglia di buttare dalla finestra se stessi oppure il libro. È come passare le giornate sui social a guardare video o leggere articoli che parlano di cose terribili, come il maltrattamento e la caccia sfrenata ad animali in via d’estinzione, l’inquinamento sistemico dell’ambiente e il conseguente scioglimento dei ghiacci con annessi i poveri orsi che muoiono annegati perché non hanno più una “terra” dove arrivare o semplicemente il vostro peggior politico che bercia ininterrottamente le sue cazzate senza contraddittorio e non poterci fare assolutamente niente, nemmeno scrivere qualche post super incazzato e super strappalacrime per prendere qualche like di simpatia e sentirvi se non altro in buona compagnia. Riuscite a immaginarlo? Ci state provando? Bene, questo è 1984.

Non è lo stile.
Certo, 1984 non è scorrevole come può esserlo un libro moderno. Oggi prestiamo alla forma un’attenzione quasi maniacale che agli inizio del 900 non era minimamente contemplata, non perché gli autori di allora non fossero capaci di curarla ma semplicemente perché non era un requisito. In ogni caso ‘84, soprattutto per l’epoca in cui Orwell lo scrisse, è un libro piuttosto scorrevole dal punto di vista della forma e dello stile. Non è noioso, non è troppo lento, non è ridondante… insomma, si fa leggere.

Il problema è proprio quello che c’è scritto…

Il Grande Fratello

Partiamo facile.

Nel futuro distopico di ‘84 si vive proprio come nel Grande Fratello: costantemente osservati. Le case delle persone sono piene di telecamere, che coprono ogni angolo di ogni stanza, compresi i bagni e le camere da letto, e non si spengono mai. Mai, e il bello è che non sai mai davvero chi ci sia dall’altra parte o se ci sia effettivamente qualcuno a guardarti.

Per la cronaca, non sto per lanciarmi in una dissertazione filosofica sul valore e la qualità di quel tipo di trasmissioni né voglio fare improbabili paragoni. In realtà non ho mai capito (principalmente perché non mi interessa) se al tempo i produttori di quel programma scelsero un nome a caso o se il titolo fosse effettivamente una citazione al romanzo: nel mondo di ‘84 tutto è nelle mani di un unico Partito e il presunto leader di questo unico Partito non ha un nome, si chiama semplicemente il Grande Fratello.

Comunque sia… nel futuro descritto da Orwell si vive con la sensazione di essere costantemente osservati e la consapevolezza che se qualcuno prova a disallinearsi dalla condotta prestabilita, che è quella di lavorare rigorosamente e costantemente nell’interesse del Partito senza mai sgarrare, sono guai. Guai seri.

Fin qui tutto bene, niente di terribile (cioè sì, è terribile, ma un romanzo senza qualcosa di terribile contro cui dei protagonisti coraggiosi debbano lottare che razza romanzo è?).
Solo che poi ci sono bambini.
Fare figli nel futuro di ‘84 si chiama “fare il proprio dovere verso il Partito”. D’accordo, ci sta: è un futuro distopico per qualcosa. Solo che poi scopri che i bambini, praticamente appena possono camminare, vengono reclutati nelle Spie (tipo il gruppo giovani), dove imparano a mantenere una buona condotta e, soprattutto, a tenere d’occhio i genitori, che al primo segno di infrazione vengono segnalati (dai loro figli) alla polizia, che arriva e li arresta. E loro (i bambini) sono tutti contenti e vengono pure premiati.
E a quel punto pensi: ci sarà qualcuno che sta combattendo questa cosa! In un romanzo che si rispetti, di quelli che ci piace leggere prima di andare a letto e che ci fanno preoccupare, ridere, incazzare, spaventare, magari anche schifare, prima o poi arriva una valvola di sfogo. Magari nella forma di un’organizzazione clandestina che sta segretamente lottando per sovvertire il regime, con cui il protagonista improvvisamente viene in contatto e inizia a collaborare, dove inizialmente sembra che vada tutto bene ma poi succede qualcosa di catastrofico e i nostri eroi (che di colpo si scoprono tali loro malgrado, grazie a qualche potere o abilità particolare che solo loro posseggono e che si rivela, guarda caso, proprio quello che ci vuole in quel momento) devono affrontare improbabili e impossibili ostacoli per riuscire, finalmente, a salvare tutto e tutti. Insomma, il solito canovaccio…

No.
Levatevelo dalla testa. Su ‘84 non ci sono grandi battaglie, non si possono spaccare le porte a calci o prendere i cattivi a pugni, perché non ci sono porte che vanno da un’altra parte o cattivi da prendere a pugni. Il cattivo è il sistema, il Partito, e il Partito sono tutte le persone che hai attorno. Peggio… il Partito sei tu. E il meglio che tu possa fare è trovare un angolo della casa dove le telecamere non riescono a inquadrarti per condurre le tue attività sovversive, tipo mangiare fuori orario o usare parole che non sono più consentite (alla Neolingua ci arriviamo…), in perfetta solitudine.
Bello, no?

Le citazione più gettonata

Una fra tutte: la Neolingua.

Questa è proprio il top della gamma, un termine che conoscono proprio tutti, di quelli universali, noti anche a chi non ha idea di chi sia Orwell o di cosa abbia scritto e pensato.
Si tratta, in parole estremamente semplici, di un insieme di vocaboli e di grammatica che in ‘84 gli esperti del Partito stanno mettendo a punto per sostituire la lingua comune, al fine di uniformare completamente la comunicazione eliminando qualsiasi diversità di espressione (e quindi di pensiero). In pratica nel Partito si parla solo e soltanto la Neolingua e ogni volta che questa viene rivista e aggiornata ci sono delle parole (dei vocaboli) che vengono depennati (e quindi dimenticati) e delle nuove espressioni frutto dell’unione (o della fusione forse) di espressioni con significati simili ma leggermente diversi, che diventano una cosa sola.

«L’undicesima edizione è quella definitiva» disse Syme. «Stiamo dando alla lingua la sua forma finale, quella che avrà quando sarà l’unica a essere usata. Quando avremo finito, la gente come te dovrà impararla da capo. Tu credi, immagino, che il nostro compito principale consista nell’inventare nuove parole. Neanche per idea! Noi le parole le distruggiamo, a dozzine, a centinaia. Giorno dopo giorno, stiamo riducendo il linguaggio all’osso. L’undicesima edizione conterrà solo parole che non diventeranno obsolete prima del 2050.»

Sul perché la Neolingua sia la citazione preferita dei più non mi sono mai dato una vera risposta, ma ho notato che spesso si tende ad associare questo termine ipergettonato al modo in cui sentiamo parlare determinati personaggi pubblici (politici prevalentemente), bollando di Neolingua Orwelliana frasi e concetti che vengono volutamente banalizzati per ottenere un maggiore effetto scenografico e racimolare qualche applauso o qualche like in più.

«È qualcosa di bello, la distruzione delle parole. … Che bisogno c’è di una parola che è solo l’opposto di un’altra? Ogni parola già contiene in se stessa il suo opposto. Prendiamo “buono”, per esempio. Se hai a disposizione una parola come “buono”, che bisogno c’è di avere anche “cattivo”? “Sbuono” andrà altrettanto bene, anzi meglio, perché, a differenza dell’altra, costituisce l’opposto esatto di “buono”. Ancora, se desideri un’accezione più forte di “buono” che senso hanno tutte quelle varianti vaghe e inutili: “eccellente”, “splendido” e via dicendo? “Plusbuono” rende perfettamente il senso, e così “arciplusbuono”, se ti serve qualcosa di più intenso.

Ma la verità purtroppo è che se davvero i nostri politici sono fan della Neolingua, allora sono davvero dei principianti allo sbaraglio a cui attribuiamo fin troppi meriti. Per capire la Neolingua, ahimè, bisogna avere lo stomaco di leggere Orwell.

Naturalmente, noi facciamo già uso di queste forme, ma la versione definitiva della neolingua non ne contemplerà altre. Alla fine del processo tutte le parole connesse a significati come bontà e cattiveria saranno coperti da appena sei parole o, se ci pensi bene, da una parola sola. Non è meraviglioso?»

Fino alla fine…

L’Eurasia, l’Estasia e l’Oceania

Spesso sentiamo dire (o diciamo noi stessi) che Orwell fu un profeta, che anticipò di un secolo i tempi che noi ora stiamo vivendo raccontandone il lato più oscuro e degenerato.

L’Oceania è in guerra con l’Eurasia, ed è sempre stata in guerra con l’Eurasia.

Io non sono d’accordo, perché credo che il mondo sia sempre stato (sul suo lato più oscuro e degenerato) ciò che Orwell descrive, e che il benessere e la tecnologia non l’abbiano davvero cambiato se non nella forma esteriore.

L’Oceania è alleata con l’Eurasia, ed è sempre stata alleata con l’Eurasia.

Ma volevo comunque concludere questo articolo con quella che io credo sia davvero la più importante rappresentazione che Orwell fa del mondo contemporaneo (sia nostro che suo).
È qualcosa di cui si sente parlare poco, per non dire mai, forse perché il fatto viene dato totalmente per scontato (probabilmente in quella maniera auto-assolutistica per cui quando si riconosce un proprio difetto lo si esorcizza attribuendolo “alla gente” o “alle persone”, che si comportano così e cosà e fanno questo e quell’altro perché non capiscono o sono pigre o non gliene importa niente).

L’Oceania è in guerra con l’Eurasia, ed è sempre stata in guerra con l’Eurasia.

E riguarda la cronica e incurabile perdita di memoria che tutti tendiamo a manifestare quando parliamo o ragioniamo dell’andamento di cose che ci riguardano ma in realtà non ci interessano abbastanza da volerle approfondire, o semplicemente non vogliamo farlo per paura di dover ammettere a noi stessi (e agli altri) di non aver capito una mazza.

L’Oceania è alleata con l’Eurasia, ed è sempre stata alleata con l’Eurasia.

Perciò se una cosa è così e va bene che sia così, significa che è sempre stata così. E se cambia, non è cambiata, perché appena è cambiata in realtà non è mai cambiata, è sempre stata.

L’Oceania è sempre stata in guerra con l’Eurasia.

Volete vedere questa vostra debolezza spiattellata davanti ai vostri occhi sotto forma di un futuro distopico che almeno cronologicamente abbiamo già da un pezzo superato? Bene, allora leggetevi 1984. Non vi piacerà, ma probabilmente neanche voi gli piacerete, quindi siamo pari 😉

Buone letture! E ricordatevi…

L’Oceania è sempre stata alleata con l’Eurasia.

Un pensiero riguardo “RECENSIONE George Orwell, l’autore più citato e meno letto nel panorama letterario, secondo me”

  1. Chiave di lettura originale quella proposta in questo articolo su 1984. Nel suo romanzo distopico Orwell non descriverebbe un futuro prossimo più o meno lontano, né un recente passato, neppure la degenerazione dell’utopia comunista nel mondo a lui contemporaneo, ma una condizione del nostro essere uomini che è di qualsiasi tempo: la nostra mancanza di memoria e il nostro bisogno di omologazione.
    “Perciò se una cosa è così e va bene che sia così, significa che è sempre stata così. E se cambia, non è cambiata, perché appena è cambiata in realtà non è mai cambiata, è sempre stata.”
    Geniale!

    "Mi piace"

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