RACCONTO La teiera del mago Azbugudund (prima parte)

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Il mago Azbugudund si svegliò come ogni mattina nel suo letto di piume e scese in cucina stiracchiandosi. Sul tavolino stava la sua teiera, fedele compagna di mille colazioni, bastava infatti una formula magica per farla traboccare di caldo tè.
«Uuuu-gu-gu-gu-gu-gu-guz!»
E dal beccuccio uscì caldo vapore che sapeva di fragola e biancospino e il mago Azbugudund si sedette contento.
«Aaaaaaa-ga-ga-ga-ga-ga!»
Dalla credenza uscirono il pane e la marmellata, assieme ai coltelli e alla tovaglia. Il piatto venne per ultimo, come sempre.
Mancava solo una cosa a quella perfetta colazione.
«Benoit!»
E come per magia comparve anche il suo migliore amico, entrando dalla porta che dava in giardino.
«Ciao, amico Azbugudund!» lo salutò Benoit facendo un saluto da marinaio.
Benoit era il migliore amico di Azbugudund, e anche Azbugudund era il suo. Anche Benoit conosceva delle formule magiche, ma erano molto strane e Azbugudund sapeva che non erano efficaci come le sue, ma Benoit era il suo migliore amico e lui non voleva che si sentisse inadeguato, quindi non glielo aveva mai fatto notare.
«Lo beviamo caldo questo tè, amico Azbugudund?» e senza aspettare che Azbugudund rispondesse puntò perentoriamente la mano sulla sua tazza, dove l’amico gli aveva già versato del buon tè al gusto di fragola e biancospino, e gridò: «Smaramaussss!!!»
Poi entrambi bevvero un buon tè caldo e mangiarono pane e marmellata. Azbugudund era contento, perché stava facendo una buona colazione in compagnia del suo migliore amico.

Più tardi il mago Azbugudund andò al club dei maghi per incontrare altri amici e conoscere le ultime notizie.
«Azbugudund!»
«Asgaugafort!»
«Sono migliorato nella magia della levitazione!» annunciò Asgaugafort trionfante. «Uiiiii-nagz-mangz-taz-daz!»
Azbugudund gli batté le mani entusiasta: lui non era mai riuscito a fare la levitazione, neanche da solo quando nessuno poteva ridere dei suoi fallimenti. Purtroppo però i due erano in una zona di passaggio e l’anziano Mesmiramert li apostrofò in malo modo per fare in modo che si spostassero.
Quella era una giornata importante, al club dei maghi. Perché sarebbero stato scelto il prossimo Ospite del Salotto dei Maghi, uno degli eventi più importanti di tutti. Infatti i maghi erano praticamente tutti presenti, anche quelli più anziani e importanti, con le barbe lunghe lunghe.
Azbugudund e Asgaugafort si dovettero accontentare dei posti in fondo alla sala, perché tutti i maghi più importanti occupavano quelli davanti. C’era un gran brusio e l’aria era pregna di formule magiche dei più diversi tipi. Anche Azbugudund cercò di aggiungere la sua al coro e si divertì a sentirla trascinata via da quel vortice traboccante che era l’unione delle voci di tutti. Poi purtroppo il presidente del club usò la formula del silenzio e tutti si zittirono, Azbugudund non aveva mai sentito la formula, perché appunto era la formula del silenzio, e non la conosceva, ma sapeva che funzionava ogni volta e che era molto potente.
La votazione funzionava in maniera semplice: tutti proponevano un nome, il più votato diventata l’Ospite del Salotto dei Maghi e avrebbe dovuto organizzare l’evento entro una settimana. Azbugudund non sapeva mai per chi votare, ma lui e Asgaugafort si divertivano a scommettere su chi sarebbe stato il vincitore e usavano un sacco di formule portafortuna; ormai Azbugudund ne conosceva a decine, e le aveva inventate tutte lui!

La mattina dopo era di nuovo in compagnia di Benoit e non pensava affatto alla votazione del giorno prima.
«Hai gli occhi stanchi, amico Azbugudund» disse Benoit guardandolo preoccupato. Poi «Aspetta, ci penso io. Breistaaa… berniaaa!!»
Guardò Azbugudund aspettando una sua reazione e poi chiese eccitato: «Come va? Stai meglio.»
Azbugudund annuì e lo ringraziò calorosamente, in effetti si sentiva più sveglio adesso. Le formule magiche di Benoit erano strane e Azbugudund non le capiva, ma Benoit era suo amico e non gli importava.
Una colomba bianca arrivò e venne a posarsi sulla tavola, prendendo una mollica di pane senza chiedere il permesso. Legato alla gamba aveva un messaggio che portava una nastrino bianco, questo significava che il club dei maghi gli aveva spedito una lettera e Azbugudund corse subito fuori a prenderla.
«Che cosa c’è amico?» gli chiese Benoit.
Azbugudund gli spiegò che era una comunicazione ufficiale dal club e che doveva leggerla in privato, ma quando finalmente lesse il messaggio gridò spaventato, tanto che anche le stoviglie saltarono dalla paura e finirono per terra facendo un gran fracasso; per fortuna il barattolo della marmellata fu abbastanza scaltro da rovesciarsi sopra il tavolo.
Ma il mago Azbugudund quasi non si accorse di tutto questo, perché aveva appena ricevuto una notizia sconvolgente: lui era stato scelto come Ospite del Salotto dei Maghi.

Nelle settimane successive il mago Azbugudund fu totalmente sommerso dai preparativi per il Salotto.
Per prima cosa dovette pensare agli inviti. Pensò che la cosa migliore da fare fosse partire dai maghi più anziani per poi scendere nella graduatoria fino ad aver esaurito lo spazio che aveva in casa. Scoprì però che lo spazio era un problema: ne aveva talmente poco che rischiava di non poter invitare più di quindici maghi, compreso sé stesso. Si dette quindi da fare per trovare una formula magica che gli permettesse di aumentare lo spazio dentro la sua casa, non permanentemente ma solo per la durata del Salotto. Azbugudund provò moltissime magie, ma nessuna gli riuscì bene come avrebbe voluto, al massimo riusciva ad aumentare lo spazio fino a venticinque persone, ancora troppo poche.
Ebbe quindi un’idea geniale: avrebbe aumentato lo spazio che c’era nel giardino, quello sicuramente era più facile, e avrebbe fatto una magia per portare l’estate in modo che stare all’aperto non fosse un fastidio. Certo, avrebbe dovuto stare molto attento a regolare la temperatura e a dare la giusta intensità alla brezza rinfrescante, ma si poteva fare.
Tutto eccitato da quell’idea si mise a scartabellare tra le sue formule alla ricerca di quelle giuste e quando le trovò cominciò a fare prove su prove. Scoprì che con quello stratagemma poteva arrivare a più di cinquanta invitati, escluso sé stesso, ma non era soddisfatto. Il suo Salotto doveva essere il migliore e il meglio ricordato di sempre.
Cercò quindi una formula che gli permettesse di far comparire una terrazza al secondo piano della sua casa e poi delle scale bianche che portassero lì su dal giardino.
In tutto questo arrivò il suo amico Benoit, ma Azbugudund non aveva tempo da dedicare a lui in quel momento.
«Uuu-gu-gu-gu-gu! Uuu-ga-ga-ga-ga! Gne-gne-gne-gne-gneeee!»
Era talmente preso dalle sue formule che quasi non aveva notato il suo arrivo.
«Ehilà… come va amico?» gli chiese dopo un po’ Benoit, sentendosi imbarazzato.
Azbugudund gli spiegò che erano in corso i preparativi per il Salotto dei Maghi e che questa volta l’Ospite sarebbe stato proprio lui.
«Sono contento per te, amico Azbugudund!» esclamò Bonoit felice. «Posso venire anch’io?»
Azbugudund stava per girarsi e dirgli che naturalmente poteva venire, che lui era il suo migliore amico e nella sua casa da Mago era sempre il benvenuto. Ma qualcosa lo fermò.
Benoit era il suo migliore amico e la sua compagnia lo rendeva sempre felice, ma cosa avrebbero pensato di lui gli altri maghi? Al Salotto si sarebbero presentate personalità molto alte nella società e gli strani modi di fare di Benoit forse li avrebbero infastiditi, non perché fossero inadeguati ovviamente, ma perché vedendoli per la prima volta probabilmente gli altri li avrebbero male interpretati. Al mago Azbugudund non era mia capitato di ospitare un Salotto, né aveva mai pensato che gli sarebbe capitato nella sua vita, era un grandissimo onore e una grandissima responsabilità. E poi non voleva che Benoit si sentisse fuori posto, in mezzo a tutti quei maghi che non conosceva, forse era meglio non vedersi questa volta, per lui soprattutto.
Disse tutto questo all’amico, contento di aver messo tutto a posto, ma lui lo guardò con tristezza e se ne andò senza dire una parola.
Azbugudund pensò che non avesse capito bene quello che gli aveva detto, che avesse male interpretato, ma non ebbe tempo di spiegarglielo di nuovo e decise di bere un tè.
«Uuuuu-gu-gu-ga-ga-gaz!»
La sua teiera dapprima non si mosse e Azbugudund la guardò stupito, poi emise uno sbuffo di vapore e, un po’ recalcitrante, produsse il suo tè, al sapore di mirtilli e limone. Quando Azbugudund lo bevve però, scoprì che era freddo.
Cercò di scaldarlo in tutti i modi, con tutte le formule che conosceva, e cercò perfino di farselo rifare dalla teiera, ma non ci fu niente da fare, probabilmente era colpa di tutta la fatica che aveva fatto quel giorno. Dopo aver bevuto il tè freddo al sapore di mirtilli (il limone era sparito) si rimise al lavoro.

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